Uganda: Suicidi di massa e sette apocalittiche

"In Uganda esistono centinaia di movimenti religiosi: molti sono di tipo apocalittico e millenarista. E non c'è da stupirsi: l'Uganda ha avuto una sua apocalisse nazionale con il sanguinario regime di Idi Amin Dada e le atrocità della guerra civile. I movimenti apocalittici ugandesi si aspettano giustizia dalla fine del mondo, e non credono più nella politica. Il gruppo più famoso, il Movimento dello Spirito Santo della profetessa Alice Lakwena (oggi in esilio in Kenya), ha combattuto il governo di Kampala in una sanguinosa guerra durata dal 1985 al 1996". Pierluigi Zoccatelli, ricercatore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni - fra i più accreditati organismi di studio ed analisi sulle tendenze post-moderne dei fenomeni religiosi - ci chiarisce il quadro di fondo di quel che è accaduto nel "cuore di tenebra" dello sfortunato continente il 17 scorso, centinaia di seguaci (le stime variano da meno di 300 a 500, con un'ottantina di bambini) del movimento "Restaurazione dei 10 Comandamenti di Dio" sono morti a Kanungu (nel distretto di Rukingiri, 217 miglia a sud-ovest della capitale Kampala) in un rogo che è stato descritto sia come suicidio di massa sia come omicidio perpetrato dal leader. Molti commenti - alquanto affrettati e superficiali - dei mass-media "politicamente corretti", hanno ancora una volta tirato in ballo la religiosità in quanto tale, l'esperienza sacra di per sé stessa, come causa (ultima o prima poco importa) dell'esplosione di "fanatismo religioso" di una setta di invasati. Altri hanno invece imputato alle Chiese "istituzionali" per così dire, in particolare alla Cattolica, responsabilità sia pur indiretta, per aver abbandonato l'orizzonte del Sacro, i riti solenni, i simboli, persino apparizioni e miracoli, per occuparsi "solo" di "problemi sociali". Sarebbe facile replicare, a chi per decenni ha fatto tabula rasa di qualsiasi minimo segno religioso nel nome del materialismo (più o meno "dialettico" o "storico" ) e dell'illuminismo, che queste sono le conseguenze. Ma le cose non sono così semplici come anche il prof. J. Gordon Melton (uno dei più internazionalmente rispettati sociologi della religione), ha tenuto a precisare, richiamando la situazione geopolitica della zona in cui è avvenuto l'eccidio. Un territorio fra Congo e Ruanda in cui si scontrano sanguinosamente tante fazioni: ugandesi pro e contro Amin, ribelli congolesi, hutu e tutsi ruandesi protagonisti nel genocidio di circa 800 mila persone del 1994; in cui pullulano numerosi i gruppi sincretistici che fondono elementi "cristiani" e spiritismo etnico tribale, nelle AIC, African Initiated Churches. "Il movimento è fondato nel 1987, in un clima caratterizzato da numerose apparizioni della Madonna e Gesù (non riconosciute dalla Chiesa) nell'Uganda sud-occidentale - ci spiega Zoccatelli - tra i veggenti il defunto Paul Kashaku (morto prima del 17 marzo), l'ex-prostituta Cledonia Mwerinde (1960-2000) e Joseph Kibweteere (il nome è trascritto anche come Kibwetere, 1931 o 1932-2000). Quest'ultimo era stato un politico di qualche importanza, dirigente del Partito Democratico di ispirazione cattolica negli anni 1970. Dopo avere perduto un'elezione contestata nel distretto di Ntungamo, nel 1980 Kibweteere si trova in pericolo di vita e si rifugia presso il vescovo anglicano di Kabale. Kibweteere è descritto come " ex-prete", ma per il momento non è chiaro quando e da chi sia stato ordinato. Kashaku e gli altri veggenti affermano di aver avuto una visione di Gesù, Giuseppe e Maria, il cui messaggio centrale è che i 10 comandamenti non sono presi sul serio e devono essere "restaurati". Si dice che i membri del movimento parlassero poco, per paura di rendere "falsa testimonianza". Secondo Kashaku, Kanungu era diventato territorio sacro, "Ishayuriro rya Maria" ("Il luogo della salvezza da parte della Vergine Maria"). Deluso dalla politica, Kibweteere si rifugia nella religione apocalittica ed emerge rapidamente come il leader del movimento, "vescovo", (benché anche Cledonia Mwerinde abbia sempre mantenuto una posizione importante) e ha visioni (ne registra persino una). Sono comunque scomunicati dalla Chiesa Cattolica. Nel 1994 il movimento è legalmente riconosciuto, e fino al 1998 ha una licenza per un collegio, revocata dal governo in quell'anno per violazioni dei regolamenti sanitari, possibili maltrattamenti degli alunni e insegnamenti contrari alla Costituzione. La "Restaurazione" era peraltro considerata uno dei meno violenti fra i numerosi gruppi apocalittici ugandesi".

La colpa è quindi della tensione religiosa "settaria" come si dice in Occidente?

"Gli specialisti di movimenti ugandesi mettono in guardia dall'applicare categorie occidentali a situazioni specifiche di questo paese. Spesso la lotta fra le "sette" e l'esercito nazionale, col suo contorno di violenze, protesta (e anche suicidio), riproduce in forme "nuove" conflitti preesistenti di carattere tribale, etnico e politico. Più in generale, le tragedie ugandesi confermano che la violenza collegata ai nuovi movimenti religiosi nasce a causa di una combinazione di fattori esterni e interni. Sia credenze millenaristiche modellate dal tragico recente passato dell'Uganda, sia la dura repressione dell'esercito e della polizia sono fattori da tenere in considerazione tra le cause delle tragedie. In Africa, come altrove, le generalizzazioni secondo cui tutti i movimenti millenaristi e apocalittici sono "sette" a un passo dal suicidio collettivo sono semplicemente false. Semmai, queste accuse possono amplificare la tensione e la devianza, diventare profezie che favoriscono il loro stesso avverarsi e contribuire a causare quegli stessi mali che dichiarano di voler prevenire".

 

Articolo apparso su 7 GIORNI 7 n10 anno, 4 aprile 2000