Guatemala, diventa santo fratel Pedro

Roma- Nel grande ippodromo di Città del Guatemala, circondato da un "Riscoprire la vocazione universale alla santità". Esortazione più volte ripetuta da Giovanni Paolo II, accompagnata dall'esempio di quei cristiani, che indica come modelli non distanti ma attuali, beatificati e canonizzati. Sono 462 i santi voluti dal Pontefice e 1291 i beati ma quello di oggi Juan Diego assume un rilievo del tutto speciale. Juan Diego nasce, secondo fonti ben documentate, intorno al 1474 a Guadalupe, nel 1524 riceve il battesimo insieme con la moglie. Prima di convertirsi il suo nome atzeco era, significativamente, Cuauhtlatóhuac colui che parla come un'aquila, mentre la moglie Malintzin è battezzata Maria Lucia. Juan Diego il 9 dicembre 1531, sul colle Tepeyac, vicino Città del Messico, ha l'apparizione della Madonna che si presenta come "la perfetta sempre vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio" e che gli chiede di recarsi dal vescovo con la richiesta di erigerLe un tempio. All'incredulità del vescovo la Madonna risponde col miracolo dei "fiori di Castiglia" germogliati in dicembre, mese non certo adatto alla loro crescita. Juan Diego ne raccoglie un mazzo e si reca dal vescovo per presentare la prova delle apparizioni. Giunto dal presule apre il mantello e all'istante si imprime sulla "tilma" l'immagine della Madonna. Dopo le apparizioni il veggente vive per 17 anni in una casetta che il vescovo Zumàrraga gli fa costruire a fianco dell’ermita eretta in onore della Vergine di Guadalupe. Giovanni Paolo II lo ha dichiarato beato nel 1990. Bisogna considerare tali avvenimenti nell’autentico significato più volte richiamato dal Papa: l’evangelizzazione dei popoli indigeni americani perché si è creato un cumulo di calunnie -  la famigerata leyenda negra - che tanti storici anticattolici prima, anticristiani poi (spesso anglosassoni, come i responsabili del genocidio dei "pellerossa" in Nordamerica), hanno gettato sull’evangelizzazione ingigantendo errori che i primi missionari spagnoli (abituati a "infedeli" che conoscevano il Cristianesimo come i musulmani) possono aver commesso nell’annunciare Cristo a popoli pagani e lontanissimi dalla mentalità europea. Juan Diego e Guadalupe divengono simbolo di unione per molteplici ragioni: l’indio è un macehual, uomo del popolo, piccolo coltivatore di villaggio, quasi nulla nella società castale azteca. La solenne traslazione dell’immagine riunisce clero, nobiltà spagnola e azteca e una folla di fedeli intonanti canti, spagnoli e náhuatl, con gruppi di danzatori indios vestiti da guerrieri che manifestavano gioia mimando scene di battaglia con archi e frecce (senza che il vescovo trovasse scandaloso onorare la Vergine Maria in modo "pagano"). Inoltre l’immagine è detta Virgen Morena o Morenita, poiché i tratti del volto non sono europei o indi, ma meticci – elemento "profetico" nel 1531 – e  oggi, dopo secoli di commistioni fra le razze, la Vergine di Guadalupe appare tipicamente "messicana" e vera icona dell’intera America.

Circa il problema dell’origine dell’immagine, i risultati più incredibili sono venuti dall’esame degli occhi della Vergine. Nell’occhio si formano 3 immagini riflesse degli oggetti osservati - una sulla superficie esterna della cornea, la seconda sulla superficie esterna del cristallino e la terza, ovviamente rovesciata, sulla superficie interna del cristallino stesso - dette "immagini di Purkinje-Sanson"  dai ricercatori che le scoprirono nel secolo XIX. Se le immagini riflesse, possono forse esser viste in una fotografia ad alta risoluzione del viso, non potranno mai vedersi negli occhi di un volto dipinto su tela. Eppure nel 1929 un fotografo, esaminando alcuni negativi scorge nell’occhio destro qualcosa di simile al riflesso di un mezzo busto umano. La scoperta - tenuta segreta per fare esami più approfonditi - è confermata nel 1951: si vede riflessa nella pupilla del lato destro della Vergine la testa di Juan Diego, accertandone la presenza anche sul lato sinistro. Nel 1979 l’ingegnere Tonsmann, esperto di elaborazione elettronica delle immagini, chiede di poter analizzare con tale tecnica computerizzata, usata per la "decifrazione" delle foto inviate da satelliti e sonde spaziali, i riflessi visibili negli occhi della Madonna. Tonsmann riesce a ingrandire le iridi e rendere il più possibile nitide le immagini. Il risultato è stupefacente: negli occhi della Morenita è riflessa l’intera scena di Juan Diego che apre la  tilma davanti al vescovo de Zumárraga e agli altri testimoni del miracolo come un’istantanea di quanto accaduto. Al centro delle pupille poi, in scala più ridotta, un’altra "scena" del tutto indipendente, in cui compare un "gruppo familiare" indios, donna, uomo e alcuni bambini. Conferma dunque anche scientifica della fede popolare.

 

Articolo uscito su il quotidiano della calabria  Pagina 3
“24 ore in Italia e nel mondo” Anno 8 n° 208 mercoledì 31 luglio 2002
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