"Credenti, non servi delle lobby"

Monsignor Luberto rivendica la libertà di scelta dei cittadini cattolici

“Non reclutiamo le truppe di mons. Agostino” Si sgombra subito il campo da eventuali equivoci all'incontro su "Politica, cristiani e territorio" primo dei “percorsi ecclesiali” di Dottrina Sociale - promossi dall’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano in collaborazione col Centro di Cultura e sviluppo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore –  svoltosi ieri sera nell’auditorium Giovanni Paolo II di Rende. Il coordinatore dei “percorsi” Giovanni Serra ha infatti tenuto a precisare in apertura le finalità dell’iniziativa un “cammino” di crescita culturale e spirituale, un utile strumento di aiuto ai cristiani per ricucire la frattura  fra Vangelo e vita sociale. Comunque non sono mancate le espressioni “forti” pur in un contesto generale volutamente di “basso profilo” e rivolto principalmente alla riflessione interna alla comunità ecclesiale. “Come credenti non possiamo esser asserviti a nessuna lobby, nemmeno a un candidato durante le elezioni ma neppure qualunquisticamente chiusi all’impegno per il bene comune. Oggi qui nella fase iniziale dei “percorsi” l’impegno è chiesto prioritariamente all’Azione Cattolica perché radicata nelle parrocchie, portatrice di una sana laicità che si distingue nettamente però dal laicismo putrefatto dell’anticlericalismo ottocentesco e pure da tentativi sincretistici coinvolgenti massonerie e lobby”. Così mons. Alfredo Luberto,   vicario episcopale per l’ambito “Chiesa nel mondo”, che ha pure inviato il laicato cattolico a lasciar perdere sterili diatribe sul ruolo nella Chiesa per impegnarsi nel coniugare azione sociale, fede, culto e missione, dare stabilità alle opere animate dai cristiani e già esistenti e magari darsi da fare per crearne nuove. Stile non paludato, linguaggio diretto e sollecitazioni a non finire anche nell’intervento di Mauro Magatti sociologo dell’Università milanese del Sacro Cuore,  che scavando nella dimensione locale (il territorio era esplicitamente uno dei principali argomenti da approfondire) ha evidenziato i mutamenti davvero “epocali” che l’Occidente sta vivendo persino nella percezione delle coordinate spazio-temporali. Capacità di spostamento elevata, ampliamento della conoscenza mediatica, visione in tempo reale (grazie ad internet ed alla tv) degli eventi, annullamento dei tradizionali confini geografici – difficile distinguere un “qui nostro” da un “là” degli “altri” – così si perde il senso del luogo. Tanto che il territorio si riempie di luoghi astratti, virtuali, come i centri commerciali. Da qui però il bisogno di radicamento, la riscoperta della dimensione locale, dell’identità più vicina alla nostra esperienza. Le immense questione legate all’immigrazione, allo spostamento di masse di persone sono strettamente connesse a queste riflessioni: quale concezione abbiamo dello spazio nelle nostre città? Dove dislochiamo gli immigrati? Quale politica della casa  dovremo praticare sin da ora? Ecco che il territorio – chiarisce Magatti – diventa il fulcro da cui partire  per riscoprire la concretezza  anche nell’azione dei cristiani, delle comunità composte da cattolici, nella società ed ecco l’importanza della Dottrina Sociale. Radicamento ma non chiusura, responsabilità piuttosto che solidarietà (che presuppone un contesto già “predisposto” ad interventi del genere); partecipazione e non passività o disinteresse. Il tanto decantato federalismo, dev’essere soprattutto protagonismo del territorio che non può certo passare dal “centralismo statalista” a quello magari regionale. Anche mons. Agostino che ha “tirato le somme” dei lavori, è stato diretto, persino brusco  richiamando (forse costretto da alcuni interventi del pubblico) a rivendicare sì l’eredità culturale meridionale e calabrese ricordando anche papa Paolo VI che gli disse “Il Sud potrà salvare il Paese”, ma bacchettando il vittimismo e la rassegnazione che ancora la fa da padrone. Il presule ne ha anche per la “sua” chiesa: spesso muta, chiusa nell’intimismo e così percepita da tanti fedeli che la concepiscono solo come qualcosa che in caso di bisogno “difende dai guai”. Non stiamo a fare conversazione per conquistare nulla – ha tenuto a precisare – ma per capire il tempo che viviamo. E per questo non serve lamentarsi, dire che tutto va male, avere una “fede da imboscati” secondo il sempre battagliero padre arcivescovo essere modelli di libertà;

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria, Pagina 19 “Cosenza” Anno 8 n°47 domenica 17 febbraio 2002 con lo stesso titolo