“I Verbaro hanno compromesso la protezione”

Il sottosegretario Mantovano parla del caso dei due
collaboratori di giustizia di Reggio Calabria

Roma– Davvero lo Stato abbandona chi corre dei rischi per aver denunziato gli estorsori e ritira la protezione ai testimoni di giustizia ed ai loro familiari? Il Ministero dell’Interno ed in particolare il sottosegretario Alfredo Mantovano, presidente della Commissione centrale per la definizione e l’applicazione delle speciali misure di protezione, sono accusati dai  familiari di Giuseppe Verbaro e del fratello, che collaborano con la giustizia dopo aver pagato il pizzo per salvare l’attività di panificatori a Reggio. Una figlia minorenne ha scritto un’accorata lettera al presidente Ciampi documentando lo stato di disagio e persino paura in cui vive la famiglia Verbaro dopo il ritiro delle misure di protezione. Abbiamo chiesto al sottosegretario Mantovano di chiarire la situazione

La accusano per la Sua lettera al Corriere della Sera in cui annunziava il ritiro della protezione. Era proprio indispensabile dare tanta pubblicità alla cosa?

“È un’accusa falsa: gli unici reali responsabili di questa inopportuna pubblicità sono gli interessati, dal momento che la mia lettera è stata semplicemente la risposta in termini di verità ad un attacco che ho ricevuto. Del resto i comportamenti seguiti dai due hanno compromesso ogni possibilità di protezione, poiché essi hanno spesso utilizzato le proprie generalità, invece di quelle di copertura, hanno rilasciato interviste a mass media anche locali, facendo facilmente risalire alla località protetta, e hanno inscenato proteste fino a giungere - ciò che ha fatto Giuseppe Verbaro - a barricarsi all’interno della prefettura di Prato, a spargere di carburante il pavimento, e a tentare di darsi fuoco (a seguito di questo episodio è stato instaurato un procedimento penale concluso con la condanna del Verbaro, il 15 marzo 2002, a 9 mesi di reclusione), sono stati quindi i gesti plateali, compiuti a più riprese, che hanno portato questa vicenda ad assumere una rilevanza mediatica inopportuna. In relazione al problema della moglie e dei figli di Giuseppe Verbaro, mi corre l’obbligo di sottolineare che, in costanza di divorzio, i familiari, non hanno mai chiesto e non sono mai stati inseriti nel programma di protezione; né richieste in tal senso sono venute dall’Autorità Giudiziaria, che è l’unica competente a avanzarle. Stante questo fatto, e a tutela di chi viene protetto, vi sono delle norme di sicurezza che vanno rispettate, anche se dolorose, altrimenti tutto viene vanificato”

Lei ha anche scritto un libro per sostenere i testimoni ed ha sempre chiesto per essi l’irrobustimento del sostegno dello Stato visto che, fra l’altro, i criminali “pentiti” venivano trattati meglio, ed ora? Verbaro afferma che il 26 giugno dovrebbe esser dichiarato fallito dal Tribunale

“Per quanto attiene all’aspetto economico continua inspiegabilmente a sfuggire nel dibattito sul tema il fatto che, nel periodo della protezione, i Verbaro hanno fruito di un assegno mensile e di un contributo del Commissario antiracket e antiusura circa 206 mila euro (400 milioni di vecchie lire), a titolo di provvisionale su un contributo più ampio. Questi elementi, se letti con serenità, mettono in luce un comportamento lineare da parte delle Istituzioni, l’unico che ritengo di commentare. La commissione che presiedo continuerà ad operare con impegno per rendere ottimali le condizioni di chi collabora con la giustizia: un impegno sincero, del quale la mia attenzione anche precedente è stimolo e garanzia, che si esprime però, e non può essere altrimenti, nell’ambito delle linee tracciate dalla legge”.          

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria 12 “24 ore in Calabria”
Anno 8 n° 173 mercoledì 26 giugno 2002
con lo stesso titolo