"Firmare manifesti non basta"

 

Il consigliere  regionale  Occhiuto critico verso l’iniziativa di Dell’Utri

 

I politici e la società civile cosentina si ritrovano ben inseriti in un dibattito di livello nazionale, quello del rapporto fra i partiti e la cultura, soprattutto se non etichettabile come “di sinistra” e sulla contiguità – più o meno misurabile - con la coalizione governativa. Non accennano a placarsi gli interventi in sede nazionale e locale – spesso polemici – circa la “mobilitazione culturale” lanciata dal sen. Dell’Utri di FI (raccolta in città dal sen. Gentile e dai suoi collaboratori che hanno partecipato ad un incontro a Firenze)  e dall’on. Briguglio di AN (che sta promuovendo qualcosa di analogo) e in genere su fondamenti teorici e sbocchi pratici dell’azione  di governo del CentroDestra. A partire dall’analisi, davvero illuminante, di Mieli sul CorSera di sabato 15 circa le sofisticate modalità dell’egemonia comunista – politici e pensatori “dell’altra parte” dovrebbero studiarselo – sono usciti contributi (lunedì 17 Antiseri sul Tempo, martedì 18 Domenico Mennitti su Il Mattino e Adornato e Sterpa su Il Giornale, mercoledì 19 Massimo Salvadori e Tarchi su la Repubblica, Giovanni Orsina e Giordano Bruno Guerri su Il Giornale), in veemente contrasto gli uni con gli altri.

Anche “nell’esplorazione” cittadina del Quotidiano si notano diversità, diffidenze, sensibilità opposte, che presentano alcune analogie con quelle emerse a livello nazionale; segno di vivacità culturale e voglia d’impegno. Intanto sulla questione interviene il consigliere regionale dell’UdC Roberto Occhiuto che ha sempre dimostrato attenzione per gli aspetti culturali classici e innovativi (come il teatro e l’informatica). “Trovo singolare il dibattito che si è sviluppato sulla cultura, di destra e di sinistra, e su presunte egemonie e conseguenti necessità di riequilibrio. Sulla contrapposizione  destra/sinistra continuano a sprecarsi fiumi d’inchiostro anche perché la distinzione tra destra e sinistra, o meglio ancora fra le destre e le sinistre, si è fatta ancor più complicata perché si delinea in contesti culturali, politici, economici e sociali che mutano sempre più velocemente. Scomodare grandi pensatori del passato – oltretutto diversissimi - per iscriverli al partito delle destre piuttosto che delle sinistre sembra un’operazione più propagandistica che intellettuale. Croce era  conservatore antifascista, Salvemini  laico socialista, Einaudi  liberale ma tutti hanno maturato il loro pensiero in un contesto in cui la politica aveva un senso che oggi non esiste più.  Se analizziamo le tendenze elettorali europee notiamo che molti elettori, tradizionalmente di sinistra, si sono spostati a destra. Anche le nostre elezioni comunali lo confermano. La presunta egemonia culturale è largamente collegata al fatto che, tra il ‘45 ed il ‘56 parte influente della cultura – Marchesi, Sapegno -  si legò al PCI e alla sinistra in ossequio allo schema classico del concetto di egemonia gramsciana per cui gli intellettuali dovevano essere organici al partito dei lavoratori per trasformare la società in senso comunista. Ma la cultura marxista, traballante già nel ‘56 con l’invasione dell’Ungheria ha fatto il suo tempo e ha dimostrato di aver fallito nell’interpretazione dello sviluppo capitalistico. E  se, come è giusto che sia, ha ancora un senso parlare di destra e sinistra – e anche di centro – è vero per la politica laddove occorre comprendere la funzione e le implicazioni in termini di mezzi e di fini ma non può esser altrettanto vero per la cultura,perché significherebbe voler ricondurre sullo stesso piano - agendo meccanismi, logiche e metodi deja vu - cose che oggettivamente stanno su un piano diverso. La cultura – quella vera che, come dice Epitteto, rende l’uomo libero,  non ha bisogno di schemi e di etichette, guarda al mondo, alla sua complessità e diversità, pensa in modo plurale senza i soffocamenti degli schieramenti e delle opposizioni. Se l’intento dev’essere quello di una politica al servizio della cultura – e non può esser altrimenti – è utile firmare manifesti ma non basta. Anche la sinistra lo ha fatto con lunghi elenchi che cominciavano dalla A e finivano alla Z ma non è servito a molto visto il grido di Moretti e i girotondi di Pardi.

A me sembra, invece, che ognuno debba continuare, con onestà, coerenza e chiarezza intellettuale, coraggio,  a fare il suo mestiere. L’intellighenzia a guardare il mondo, cercando di interpretarlo e decifrarlo; la politica ad affrontare concretamente l’agire leggendo ed ascoltando interpretazioni e visioni culturali. Senza pasticci e confusioni. L’uomo per abitare il mondo ha bisogno di popolarlo delle sue idee – e per questo non può fare a meno della cultura. Ma le idee camminano sulle gambe degli uomini e attraverso i progetti che la politica deve portare avanti. Gli organismi culturali si organizzino autonomamente, la politica e i partiti dovranno avere la sensibilità di tradurre in pratica le loro proposte ed elaborazioni”. 

 

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 14 “Cosenza”
Anno 8 n° 169
sabato 22 giugno 2002 con lo stesso titolo