Il CentroDestra guarda al sociale

 

Cresce l’idea di un necessario coordinamento fra la politica e la società civile

 

ESISTE una cultura di destra? Quali i riferimenti, i miti, le istanze che interpreta. Continua il nostro viaggio all’interno dei fermenti culturali “non di sinistra”, dopo l’adesione di Gentile al manifesto di Dell’Utri.. Abbiamo sentito il parere di Luigi Aurelio Tropea, Mario Via, Francesca Stancati, Oscar Serra, Leopoldo Conforti. Altri contributi sono venuti da Francesca Gerania, Claudio Gullo e Maria Cristina Martirano. Oggi è la volta dell’eretico Arnaldo Golletti, del cattolico Giuseppe Nardi e di un militante come Dario Rondinella.

 

Arnaldo Golletti, dopo una lunga militanza nell’estrema destra cittadina, si trova oggi in una posizione di critica rispetto ai partiti della sua area di riferimento.

Nelle elezioni del ‘93 ha stretto un’alleanza che ha dato l’inizio all’avventura amministrativa di Giacomo Mancini. Da allora per i duri e puri è il traditore, per altri un eretico. Lui non si pente, “non vedo di cosa, molte delle cose che ha fatto Mancini erano nostre intuizioni”, dice e cita Italia settimanale la rivista di Marcello Veneziani che si occupò a lungo della vicenda, con giudizi positivi. “Il problema è avere la credibilità per fare queste cose. L’impressione che ho è che sono delle fortiche, tentativi di coprire un’insufficienza culturale vera e profonda con fatti esteriori e superficiali. Bisogna affrontare il problema partendo da un punto d’analisi”. Per Golletti la prima questione che dovrebbe porsi il centrodestra cittadino è quello che lui definisce il lato antropologico e localistico.

Chi è il nostro referente culturale - si chiede - Campanella, Telesio, De Cardona? Sembrerebbe presuntuoso parlare di Nietzsche senza trovare il modo di sistemarsi nel contesto locale, della memoria locale. Sistemiamo questa posizione: che tipo di rapporto ha con il Mezzogiorno, con il Sud i valori delle genti meridionali. A mio giudizio ha nessi forti, spirituali, religiosi che non possono essere elementi distanti. Bisogna mettere le idee a posto. I valori nessuno li spiega, forse pensando che siamo tutti la stessa cosa, ma non è così. Intanto facciamo la differenza. Come si fa a definire schieramento di centrodestra se non si definisce cos’è il centro e cos’è la destra. Non possiamo passare ai massimi sistemi senza avere analizzato questo passaggio. Non è possibile apprezzare una posizione politica, un sistema, una piattaforma programmatica se prima non si capisce qual è l’identità. In questo caso si corre il rischio o la presunzione di rappresentare posizioni culturali e politiche che forse non esistono. I ceti medi si stanno organizzando al di fuori dei partiti. L’architetto di destra trova il modo di dialogare con la Catizone. Non è questo il problema. Bisogna rappresentare un’aspettativa che non è esclusivamente materialistica”. Dario Rondinella premette di parlare non tanto da capogruppo di AN alla IV Circoscrizione quanto perché da sempre interessato alle questioni sociali e aderente a sodalizi culturali – fra l’altro con un gruppo di amici, non impegnati nei partiti, sta costituendo un’associazione: “Il rianimarsi di certe tendenze culturali, che non si richiamano alla tradizione di sinistra e l’invito degli onorevoli Dell’Utri e Briguglio di incontrare personalità non schierate verso quella parte e dar vita ad una Dichiarazione “liberale e riformista” e ad una Fondazione “nazionale”, sta suscitando interesse anche a Cosenza e molti si stanno accorgendo che la cultura a Destra esiste anche qui. Sono d’accordo con tali progetti ma coi dovuti distinguo. Il dover mettere insieme tutte le personalità della cultura non vuol dire aderire senza tener conto del bagaglio esistenziale acquisito da noi di AN, in anni in cui parlare di Destra era simile ad essere in clandestinità. Non posso pensare che anche oggi si ignorino la Rochelle, riferimento per una gioventù orgogliosa o Guareschi, forse lo scrittore più letto ed amato dal pubblico italiano ma contrastato da certo potere politico. O Tolkien anch’egli nel mirino della critica di sinistra per il semplice motivo che ha ispirato la gioventù non conformista. Potrei continuare all’infinito circa le nostre radici culturali. Allora ecco che prima di “uniformare” la politica della CdL, sarebbe opportuno rivalutare chi si è contrapposto all’egemonia sinistroide; oggi può dare un decisivo contributo per un progetto alternativo. Affermandosi anche rispetto a  certa destra partitica che ha sempre miopemente relegato a funzioni marginali chi si interessava di problemi socio-culturali. Perché con tali prospettive e contributi si può riqualificare l’attività di governo. Concetto già espresso da Gullo di Area e che condivido, come la necessità del mettere insieme in città  tutti i movimenti che vogliono fare cultura in libertà”. Ammette l’importanza del coordinamento anche il neoconsigliere dell’Unione di Centro, Giuseppe Nardi, dinamico dirigente del CCD sia provinciale che nazionale “Ho apprezzato l’iniziativa del Quotidiano che si conferma attento alle evoluzioni culturali e non solo partitiche. Facciamo intanto un distinguo: non è detto  la cultura stia “a sinistra” e non a Destra messaggio purtroppo passato in questi anni. Nell’ambito del CentroDestra ci sono filoni di pensiero vicini sia al liberalismo che alla Dottrina Sociale naturale e  cristiana, a concezioni un po’ più solidariste dell’economia e quindi della società. Ma soprattutto questo secondo filone socio-culturale contiguo alla coalizione di governo, non viene utilizzato – anzi strumentalizzato – come accade a sinistra per un’azione di governo nazionale, regionale o cittadino dai fini ideologici (alcuni vorrebbero accentuare ideologicamente l’azione amministrativa della coalizione che ha vinto in città e che significativamente  è ben “oltre” il CentroSinistra). Certo è vero che i filoni culturali debbono necessariamente correlarsi all’azione politica – a come pensiamo debba essere il nostro Paese o la città – ciò significa che la cultura deve sostenere l’agire di un governo. E per cultura non intendo soltanto quella che vien fuori dai pensatori liberi ma che dovrebbero esprimere anche dirigenti di partito, eletti, amministratori. Non è possibile pensare a consiglieri o assessori che non abbiano un retroterra culturale e che non si confrontino con chi nella società civile è impegnato nel sociale e nell’animazione culturale. Data la mia formazione cristiana, dedico grande attenzione a corpi intermedi, sindacati, associazioni culturali e di volontariato, forze sociali ed imprenditoriali. Ritengo doveroso ed urgente il coordinamento di queste forze, le quali poi dovranno essere ascoltate dai partiti e dalla classe dirigente, perché terminali di bisogni e istanze del territorio. Rilevo il disagio scaturito dagli operatori culturali circa il distacco che notano nei partiti e quale giovane consigliere e dirigente dell’UdC, chiederò una rinnovata attenzione a tutta la CdL affinché la relazione società-cultura-politica sia il fulcro dell’agire del CentroDestra. Diversamente non saremmo classe dirigente rinnovata e discontinui rispetto ad un modo obsoleto di far politica”.

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 19 “Cosenza”
Anno 8 n° 166 mercoledì 19 giugno 2002
con lo stesso titolo