Una breve ricognizione dell'immaginario postfascista

 

Da Augusto Del Noce a Thor il consumo di letteratura,  cinema, filosofia 
musica  di quelli che non sono mai stati marxisti

 

Che ci fanno insieme Tex e Augusto Del Noce, Capitan Harlock e Tomasi di Lampedusa, Battiato ed Ezra Pound, Fini (Massimo ndr) ed Excalibur, Guareschi e Branduardi, Carlo Sgorlon e il mitico Thor, i Jethro Tull e Croce, Alan Stivell e Prezzolini, Ernst Jünger e Battisti, Carlo Alianello e Goldrake-Actarus, De Felice e i Manga “militari” (Gundam wing), Popper-Einaudi e la Rochelle, Vico e Zagor, Tolkien e la disco-music specie se fatta da belle ragazze (molto gettonate Paulina Rubio, Shakira e Holly Valance)? Sono solo alcuni dei “prodotti” culturali preferiti dalle varie tendenze che coabitano nell’area antropologica e sociale “non di sinistra”, a livello giovanile ma non solo, che stiamo scandagliando da diversi giorni. La querelle sulla stampa nazionale, circa modalità, obiettivi e persino sui referenti culturali degli ambienti sociali contigui, ma non coincidenti coi partiti del CentroDestra, è in pieno svolgimento in conseguenza dell’incontro fiorentino promosso da Dell’Utri di FI – fra Il Giornale, Il Foglio, Corriere della Sera, Il Mattino – considerando anche i sarcasmi di Vattimo sull’Unità (“Cultura di governo con questo reparto dell’Ucciardone”). E le difficoltà, i distinguo, un certo grado di incomunicabilità riscontrato a Cosenza, fra chi si preoccupa di questioni culturali e molti (non tutti va detto) rappresentanti dei partiti o delle istituzioni, si riflettono su scala nazionale. Paolo Guzzanti, Valerio Riva, Ostellino, Paolo Mieli, Dino Cofrancesco, Veneziani, Ferrara, stanno polemizzando sul “che fare?”, su come farlo e con chi, persino sui “numi tutelari” e sulle etichette da appiccicare – o no – al dispiegamento di una cultura non progressista. Da quel che abbiamo sentito dagli esponenti cittadini delle tante anime di quel magma che è l’area non di sinistra, l’eterogeneità è abissale ma rivela una curiosità, una libertà dal “luogocomunismo”, che smentisce tutte le teorie sull’incultura “nel Polo”. Le non brillanti prestazioni culturali della Regione o di alcuni uomini di partito, hanno un vistoso contraltare nella vivacità e negli interessi poliedrici della “base”. Circolano le riviste politico-culturali Ideazione, Liberal, Nuova Storia Contemporanea, Area, Percorsi, e quelle socio-religiose Cristianità, Studi Cattolici, Tempi, Tracce, Il Timone. Accanto a film quali Il Signore degli Anelli (ovviamente), Il cacciatore, Michael Collins, Excalibur, L’Ultimo dei Mohicani, Guerre stellari, piacciono Il Postino e La vita è bella, The Committments e Nel nome del padre, La battaglia di Algeri e Queimada, pellicole del neorealismo e La fonte meravigliosa. Insieme a fumetti e cartoni animati, si possono leggere i liberali, Croce, Einaudi, Popper, von Hayeck, Antiseri, Novak; i “vecchi” Celine e Drieu la Rochelle, come de Benoist e Veneziani, i conservatori Burke e Russel Kirk (“Chi sbaglia cultura sbaglia politica” perfetta analisi della situazione) ; JRR Tolkien ha conquistato l’immaginario giovanile, piacciono comunque i “meridionali” Tomasi di Lampedusa e Alianello e i “nordico-padani” Sgorlon, Buzzati e Guareschi, lo Jünger del romanzo “Sulle scogliere di marmo”, si ascolta il sempreverde Battisti e le hit di MTV. Senza complessi e in totale libertà, perché “Ogni cosa è chiamata a giustificare la propria esistenza tranne l’opera d’arte” dice il sofisticato Nicolás Gómez Dávila  archetipo cattolico del “reazionario post-moderno”.

 

 

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 20 “Cosenza”
Anno 8 n° 165 martedì 18 giugno 2002
con lo stesso titolo