Cultura sì, ma fuori dai partiti

Liberali o di Destra, tutti evidenziano le difficoltà di azione  fuori
dagli steccati della sinistra

 

Tra diffidenze, perplessità, voglia di esprimersi e di “fare qualcosa”, i “giacimenti sommersi” della cultura che non pencola a Sinistra, si rianimano. D’altronde una solida tradizione “non progressista” è sempre esistita in Calabria, particolarmente in terra bruzia. Certo, declinata in solitudine o fra pochi amici, divisa fra destre diverse, liberali, cattolici sanfedisti e sociali, ex-neofascisti, semplici anticomunisti. Quasi sempre senza alcuna sponda politica, nei partiti (da qui la robusta idiosincrasia ad accettare etichette per qualificare posizioni culturali comunque più complesse), origine dell’enorme distacco con la Sinistra. Ma qualcosa esiste e  le parallele proposte di Dell’Utri di FI e di Briguglio di AN, suscitano interesse. Per Francesca Stancati dell’associazione “Il pozzo di Wyrd” quella di Dell’Utri è una proposta a dir poco positiva, perché contribuisce a portare allo scoperto una sensibilità culturale “sommersa”, della quale si parla di meno e sembra che non esista; a Sinistra invece sono più furbi ed organizzati. Tuttavia anche per lei non è facile né del tutto giusto definire la cultura in senso riduttivo e con etichetta solo “partitica”. La sensibilità culturale attiene all’intelligenza della singola persona e prescinde dall’appartenenza. Negli ultimi anni “Il pozzo di Wyrd” ha cercato di intervenire a 360° e muovendosi, a livello giovanile, su vari piani e la varietà di iniziative è lì a dimostrarlo: impegno sociale col sostegno all’emergenza in Kosovo insieme con la Croce Rossa; attività ludica con una mostra su modellismo e diorami storici; un seminario di studio sul disagio giovanile col contributo del prof. Dei dell’Unical. Per la Stancati il problema di fondo in città è certo la frammentazione e la mancanza di collegamento di chi vuol “fare cultura” nell’area del Centro-Destra, anche se non si deve diventare sezione culturale di partito il che mortificherebbe la spontaneità. Circa la pretesa della Sinistra, di esser la sola ad aver fatto qualcosa a Cosenza, obietta che tuttavia non hanno certo sviluppato la nostra cultura e le nostre tradizioni ma solo importato altre tendenze, sicuramente significative ma avulse dal vissuto cittadino. Solo riscoprendo origini e  patrimonio proprii si possono comprendere meglio quelli degli altri. Leopoldo Conforti professore del Liceo Telesio ora in pensione è un liberale classico seguace di Croce sin dagli anni 1950, che rifiuta le etichette di Destra o Sinistra che ormai non hanno più lo stesso significato di una volta in politica e nei partiti, figurarsi quindi in ambito culturale. E porta ad esempio l’accettazione delle privatizzazioni da parte delle coalizioni ex-marxiste che rinunciano così ad un caposaldo della loro ideologia. Certo la miglior organizzazione retaggio del gramscismo – per il prof. Conforti – pesa ancora tanto soprattutto in scuole e università. Chi “non è di sinistra”, per il lmodo di pensare, non si intruppa, tende a mantenersi autonomo e ciò è un pregio ma per un’azione concreta e pubblica diventa un limite. A Cosenza il panorama non è incoraggiante e solo a sinistra c’è visibilità. Ben venga perciò l’idea di Dell’Utri se servirà a smuovere qualcosa visto anche che – chiosa da buon liberale – la Regione in mano al Centro-Destra non brilla per attività che abbiano un minimo di organicità: “può darsi che faccia qualcosa ma non ne sono a conoscenza”, conclude con bonomia. Infine per Oscar Serra della “Giuseppe Prezzolini”, Dell’Utri è apprezzabile per la volontà di agire che dimostra, anche se la sua chiamata a raccolta, non potrà certo esaurire la cultura di Destra. Anzi, mutuando quel che la Sinistra dice su quello partitico – cioè di opporsi “alle destre” -, si dovrebbe parlare anche sul piano culturale di tante Destre (le famose 33 di Prezzolini), per raccogliere quanti più “ambienti” e tendenze esistenti, e farli collaborare e dialogare, superando il frazionamento tipico di mentalità non collettiviste. Bisogna arrivare ad un minimo comun denominatore, dice Serra, anche a Cosenza. Non è facile, né si può pensare di annullare diversità o pensare di esaurire le posizioni culturali solo dentro i partiti ma un punto d’incontro che dia risultati proficui va cercato in quest’area.

 

 

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 16 “Cosenza”
Anno 8 n° 162 sabato 15 giugno 2002
con lo stesso titolo