La CdL a caccia di spazi culturali

 

Qualcosa si muove  fuori dalla sinistra mentre il senatore Gentile
firma il manifesto di Dell’Utri

 

Aveva ragione “l’anarco-conservatore” Prezzolini per il quale di “destre” non ne esisteva solo una o 3 ma addirittura 33? Una rapida conversazione coi pochi che, ufficialmente, a Cosenza non sono culturalmente schierati a sinistra, rivela che il paradosso citato coglieva nel segno. La scossa che Dell’Utri sta cercando di dare a livello nazionale coi suoi tentativi di coordinare uno schieramento di intellettuali (ma già questa definizione non piace molto ai nostri interlocutori), operatori ed esponenti culturali di varie tendenze “non di Sinistra” appunto, interessa anche nella città di Cosenza, da sempre  pronta a cogliere i fermenti culturali più diversi  - anche se ciò si accompagna a distinzioni e puntualizzazioni. Tanto per cominciare quasi tutti – con una significativa ma logica eccezione – rifiutano l’identificazione e l’appiattimento sulle posizioni partitiche del Centro-Destra in generale e di quello regionale e cittadino in particolare, così come le definizioni troppo restrittive di cultura che preferiscono libera in ogni senso, persino da etichette quali “Destra” o “liberale” o “conservatore” o cattolico, che dovrebbero qualificarli e definirli così che alla fine un pò tutti si caratterizzano più per il non dirsi e non essere “di sinistra” che altro. E si prefigura una sostanziale divisione visto che il sen. Carmelo Briguglio di An sta lanciando la  Fondazione “Nazione-Nazioni” per raccordare i pensatori “di Destra” ben ancorati alle radici dell’identità italiana, in polemica non tanto sotterranea, con Dell’Utri.

In città il punto di partenza è il senatore Antonio Gentile che ha già manifestato la sua adesione all’idea di Dell’Utri. “Il manifesto dell'amico e collega senatore – ha detto – è una base di partenza propizia per ribadire che il gramscismo ha esaurito la sua spinta e per restituire ai liberaldemocratici l'imprinting culturale sul novecento italiano”.

“A Cosenza - continua - abbiamo aderito da subito all'iniziativa extrapartitica dei circoli promossa da Dell'Utri ed aderiamo a questa fase di enucleazione di un percorso culturale che è importante saper recuperare e trasformare in appartenenza”.

Gentile ricorda come “anche la Calabria, attraverso il pensiero di Alvaro, le opere di Berto, l'arte di Rotella ha contribuito alla proliferazione di una cultura che non è giusto omologare a sinistra. Saper cogliere il background culturale è un obbligo che la Storia ci richiede e ci insegna a perseguire”.

Per Aurelio Tropea che anima il Circolo Giovani insieme con Luigia Granata e Luca Principato, espressione cittadina della “casa-madre”  di Dell’Utri e dell’area di Forza Italia, l’iniziativa è ovviamente lodevole, anche se si dice d’accordo nell’evitare di “inscatolare” la cultura nelle gabbie dei partiti. Per lui le uscite del Circolo Giovani come l’Apologia di Socrate e l’incontro con Roberto Gervaso, sono state coordinate con la struttura nazionale e con l’idea di contribuire a sviluppare la cultura affine al centro-destra e soprattutto quella di tendenza liberaldemocratica. Il giovane esponente azzurro si rivela particolarmente battagliero nel rigettare come pretestuosa la pretesa della sinistra partitica di mantenere il predominio culturale. All’accusa di impegno “pre-elettorale” Tropea risponde preannunziando un convegno su Borsellino per le prossime settimane e qualcosa sui calabresi famosi nel mondo per l’autunno.

Provocazione, andar oltre gli schemini di politically correct e perbenismo, fare cultura e parlare di “cose serie” ma senza paludamenti.

Questo il tentativo – purtroppo ora interrotto - che negli scorsi anni ha portato avanti l’associazione Post-Futuro e il suo poliedrico animatore Mario Via e i titoli degli incontri sono lì a testimoniarlo: “Da Evola ai 3 porcellini”, “Ethos ed eros:il ’68 alla sinistra, il ’69 alla destra”, “Lady Diana un culto new age”. Anche per lui il movimentismo di Dell’Utri è lodevole ma si chiede quali saranno i riferimenti e cosa voglia fare. Una cultura governativa o di intervento metapolitico? La cultura di destra non è omologabile tiene a precisare e comunque, per ora  non è realmente rappresentata nella politica dei partiti, visto che, specie in Calabria, è difficile trovare una classe politica che esprima cultura.  Su Cosenza purtroppo mancano i riferimenti che consentano ai tanti “non omologati” ed isolati, di riunirsi e fare qualcosa. Dentro i partiti non si trovano sponde conclude pessimista Via e la sinistra ne è avvantaggiata.

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 15 “Cosenza”
Anno 8 n° 161 venerdì 14 giugno 2002 con lo stesso titolo