Tiananmen dimenticata

 

Quasi nessuno ricorda la strage del 1989

 

Quanto “valgono” qualche migliaio di morti, soprattutto giovani idealisti, per gli stati, i governi, le organizzazioni sovranazionali,  le imprese, i mass media? Pochissimo o nulla se in  tutto il mondo è stato quasi completamente cancellato (censurato?) il ricordo di quel che accadde 13 anni fa in Cina in piazza Tiananmen. Il 4 giugno del 1989, migliaia di persone furono vittime della dura repressione delle manifestazioni pacifiche per la democrazia e la libertà, un avvenimento che, anche grazie alle pur poche immagini, filtrate attraverso la totalitaria morsa del regime cino-comunista, ha suscitato un’enorme impressione nel “libero” Occidente così come nei paesi asiatici. Ebbene, martedì su ben 14 quotidiani solo due, Libero e Il Mattino, avevano dei piccoli articoli che ricordavano il massacro, corredati dalla famosa foto dei carri armati bloccati dal coraggioso e solitario studente; sugli altri nulla. Maggiori particolari ha garantito il SIR, Servizio Informazione Religiosa agenzia dei settimanali cattolici e dei vescovi italiani, che riprende fra l’altro una denuncia – trascurata da i più - di Amnesty International (che di solito gode di maggior audience ma si vede che la Cina è poco  importante…), per la quale "nonostante i ripetuti appelli, le autorità cinesi non hanno ancora fatto piena luce su quanto accaduto allora ". Amnesty ha documentato almeno 195 casi di persone detenute per Tiananmen al termine di "processi palesemente iniqui". Il governo “cino-popolare” continua a rifiutare di aprire un'inchiesta su uccisioni ed arresti da parte della polizia politica durante la repressione del movimento filodemocratico e le proteste del 1989. Per Amnesty la situazione dei diritti umani in Cina addirittura "è peggiorata" con casi di "maltrattamenti di dissidenti, violenta repressione di gruppi indipendentisti quali tibetani e uighuri musulmani, arresti indiscriminati e tortura nei confronti di appartenenti a movimenti pacifici come il Falun Gong, almeno 200 seguaci del gruppo religioso sono morti in detenzione l'anno scorso (nell’immenso paese esiste una fitta rete di laodong zhaigao “campi di rieducazione attraverso il lavoro” ndr). Si continua ad applicare la pena di morte in modo esteso ed indiscriminato". Nel 2001, Amnesty ha registrato oltre 4.000 condanne a morte e almeno 2.500 esecuzioni, in alcuni casi effettuate solo poche ore dopo la sentenza e a volte in pubblico. "Sembra che almeno un raduno per un'esecuzione di massa sia stato trasmesso in diretta dalla televisione di Stato". "Mentre a parole il governo cinese si sta impegnando a rispettare gli standard internazionali – ha precisato Francesco Visioli, coordinatore per la Cina della Sezione italiana di Amnesty - nei fatti il rispetto dei diritti umani è assolutamente minimo". Amnesty chiede anche alla comunità internazionale di "rompere il silenzio e considerare la Cina non solo come un grande mercato ma anche e soprattutto un Paese dove i fondamentali standard sui diritti umani vengano finalmente rispettati e garantiti".

 

 

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria Pagina 14
Anno 8 n° 154
venerdì 7 giugno 2002 con lo stesso titolo