"Il nostro Paese"? Prova di razzismo

 

L’espressione nasconderebbe la voglia di adottare criteri di nazionalità

 

Sarà proibito usare le espressioni “il nostro Paese”, “le nostre città”, “radici culturali”, “patrimonio d’idee”, “noi” intendendo gli “italiani”. Sono vocaboli criptoxenofobi, usati per nascondere la voglia di adottare i “criteri di nazionalità”. Non è un pesce d’aprile in ritardo o un’email burla che circola sul web. No, è scritto a pagina 316 di “Racism at the Top: Parliamentary Discourses on Ethnic Issues in Six European Countries”, curato da Ruth Wodak e Teun A. van Dijk, edizione Drava Verlag di Klagenfurt/Celovec, pubblicato dall’EUMC “Osservatorio Europeo sul Razzismo e la Xenofobia”, commissionato e finanziato dal Dipartimento Scienze Sociali del Ministero austriaco della Pubblica Istruzione, “lanciato” nel 2000 ed usato principalmente per attaccare il neonato governo di Centro-Destra austriaco e in seconda battuta il Polo in Italia. EUMC ed ECRI “Commissione Europa contro il Razzismo e l’Intolleranza”, tornati alla ribalta in questi giorni, sono finanziati coi soldi delle tasse dei contribuenti, l’ECRI dal Consiglio d’Europa (41 nazioni più ONG) per distribuire gratis ponderosi dossier a Strasburgo e Bruxelles,  l’EUMC dalla Commissione Europea presieduta da Prodi, è stato fondato a Vienna nel 1997, diretto dalla tedesca Beate Winkler ed opera assieme a Consiglio d’Europa ed ONU per creare il RAXEN, “Network Europeo d’Informazione sul Razzismo ”. I link di ECRI e EUMC sul web rimandano a dozzine di sigle. Si differenziano giusto per delle sfumature ma puntano allo stesso obiettivo: calunniare, marchiando d’infamia e screditando con non velate accuse di razzismo e per “logica conseguenza” di tendenze nazistoidi, i “malvagi”. Guarda caso  chiunque contrasti le  sinistre. Jean Kahn, presidente dell’“Osservatorio Europeo sul Razzismo e la Xenofobia”, solennemente insediato nella primavera del 2000 a Vienna da Prodi, tuonò contro la Lega e il povero card. Giacomo Biffi, proprio nella conferenza di presentazione alla Commissione Europea del rapporto annuale sul razzismo in Europa. L’esimio presidente si disse poi “inquieto” per la triste eventualità di una “vittoria di una coalizione tra Bossi e il partito del signor Berlusconi determinerebbe una situazione del tipo di quella che abbiamo visto in Austria”. Ora tornano alla carica; ma se le “prove di razzismo” sono l’uso di parole come nostro Paese, radici, identità, siamo a “1984” di Orwell, al “ministero della verità” che impone la neolingua, alla psico-polizia che reprime i pensieri liberi. Ed Orwell si rifaceva a quel che cercava di fare la coppia Stalin-Zdanov in URSS con annessi gulag.

 

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 14 Anno 8 n°114
sabato 27 aprile
2002 con lo stesso titolo