Colombia: droga, marxismo e terrore

Dove governano i “new global”

“L’altro mondo” realizzato? E due vescovi uccisi in 13 anni.
L’uccisione il 16 marzo di mons. Isaias Duarte Cancino, arcivescovo di Cali, ha un tragico precedente: l’assassinio il 2 ottobre 1989 di mons. Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, vescovo di Arauca per mano dell’ELN Ejército de Liberación Nacional, gruppo guerrigliero di tendenza guevarista (con al vertice Nicolas Rodriguez Bautista detto  “Gabino” ed almeno 3 sacerdoti l’argentino A. Rivera, gli spagnoli Alfredo de la Fuente e Manuel Pérez). Così la Colombia conquista un altro triste primato oltre a quelli del maggior numero di morti  in un paese “occidentale”, causati da una lotta armata fra le più longeve al mondo (la fase attuale è iniziata nel 1964 dopo “la violencia” degli anni 1948-1960) e da un traffico di droga, che nel 1999 arrivava a 6 miliardi di dollari, strettamente connesso con le varie “sigle” della guerriglia comunista tanto da far parlare di narcoterrorismo. Ciò che accade nel paese iberoamericano assume un rilievo importante perché in colombia si è realizzata una “versione”, su un territorio ben delimitato, di quel “altro mondo possibile” idealizzato dall’arcipelago delle tendenze new global nel forum di Porto Alegre. In quetsa sede, infatti, il guerrigliero delle FARC-EP Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia Ejercito del Pueblo Javier Cifuentes ha lanciato un appello per "la costruzione dell’unico regime destinato a portare la felicità al genere umano, cioè il socialismo" e che "le FARC sono assolutamente sicure che il secolo XXI è il secolo del socialismo ". La situazione colombiana può essere ben descritta utilizzando una frase del “reazionario postmoderno”, il caustico cattolico Nicolás Gómez Dávila (1913-1994): “La società del futuro? una schiavitù senza padroni”. Questa definizione descrive benissimo la situazione del paese: un’oligarchia imbelle e corrotta e governi incerti, una criminalità superorganizzata grazie ai proventi del narcotraffico, guerriglie ideologicamente determinate e che applicano con ferocia le “collaudate” tecniche leniniste. La disperazione popolare ha una sola voce: la Chiesa. E dunque non a caso sono stati uccisi i vescovi Monsalve e  Duarte. Il primo in varie occasioni aveva  preso posizione contro la guerriglia socialcomunista condotta nella diocesi dall’ELN, il secondo nel luglio 2000 aveva redatto la nota "Fino a quando, Signore" (diffusa da ACNews  sul sito www.alleanzacattolica.org) denunziando un episodio di ordinaria brutalità: guerriglieri delle FARC, dopo aver distrutto il villaggio di Arboleda, giocarono a calcio con le teste di poliziotti e soldati uccisi.

Nell’area di 42 mila kmq a San Vicente del Caguán “concessa” dal governo alle FARC di Pedro Antonio Marin alias Manuel Marulanda Velez “Tirofijo”, è  stato instaurato uno Stato virtuale letteralmente dominato dalla guerriglia con leggi rivoluzionarie. Anni dopo la morte del comunismo, un paese diventa laboratorio di comunistizzazione forzata. Farclandia è rifugio di sequestratori e prigione di sequestrati, coincide con la zona di maggior produzione di coca ma al pueblo toccano lavori forzati nella foresta per diffusione di "voci tendenziose", pena di morte per "tradimento ideologico" e resistenza all’autorità, "imposta sulla ricchezza eccessiva" con confische che arrivano alla totalità dei beni. Ecco il “regime della felicità”.

Articolo uscito su AREA politica comunità economia Pagina 33 “Esteri”
Anno VII n° 68 APRILE 2002
con lo stesso titolo