Destra-sinistra: match culturale

Scontro su tradizione e progresso tra Piperno e Veneziani

Un contrasto a tutto campo che ha spaziato sui temi “alti”, filosofici, letterari, storici, ideologici ma anche della politica spicciola. Soprattutto – e questa forse è l’indicazione più interessante della serata e la connotazione peculiare dell’incontro – una partecipazione del pubblico quanto mai appassionata (a tratti persino oltre le righe con vivaci proteste). Tutto questo nell’incontro – in teoria tranquillo e finanche “soporifero”  -  dedicato dall’assessorato alla Pubblica Istruzione ed alla Diffusione del Libro, alla presentazione di un autore e di un volume in particolare, “Di padre in figlio. Elogio della Tradizione”, di Marcello Veneziani edito da Laterza.

Ma visto che nella sala di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, oltre all’assessore Corigliano   ed al polemista “di Destra” (e dei più agguerriti e non conformisti quale Veneziani è , sedeva un intellettuale e politico di ultrasinistra come Franco Piperno (e non in veste di assessore manciniano), con l’aggiunta di una platea in cui la presenza della Destra era rilevante, il dibattito è stato accesissimo. La lettura e l’interpretazione che Piperno ha dato, non tanto e non solo del libro, oggetto “apparente” del confronto, quanto della cultura di Destra, della storia delle idee, giù giù sino alle vicende politiche del passato e di oggi, ha inevitabilmente surriscaldato  la serata. Piperno ha compiuto un quasi paradossale  elogio di Veneziani perché ha detto che dopo Renee de Chateubriand  “a Destra” non è che ci sia stata troppa “cultura” e che Veneziani è uno dei pochi che merita la qualifica di intellettuale. Per Piperno la Destra da decenni non ha più una cultura degna, perché sin dalla fine del 1700  si è  posta contro l’Illuminismo, quindi contro il Progresso, è reazionaria e tende dunque ad una regressione. Quando tenta o ha tentato, di rinnovarsi e riproporsi sul piano delle idee, ha copiato la Sinistra, di cui riprende dei concetti che poi utilizza in modo distorto, ha citato Fascismo italiano, Nazionalsocialismo e “regime romeno filohitleriano” come esempi di politica di Destra. Quanto al libro, Piperno lo inserisce nel filone “tradizionale” di chi contesta il presente nel nome del passato. Queste “provocazioni” piperniane (perfettamente in linea col personaggio va detto) hanno provocato le proteste di aprte del pubblico ed anche un moto di insofferenza in Veneziani che prima ha tenuto a precisare che lui non dice e non scrive affatto per contestare il presente, la realtà odierna in nome di un mitico ed idealizzato passato da contemplare nostalgicamente, immobilizzandosi invece di vivere nella società. La Tradizione che rivendica Veneziani ( e da qui il tentativo della riscoperta dei ruoli di padre e figlio) è continuità, niente rottura fra generazioni, nella storia grande ed in quella personale o familiare, niente passatismo però ha tenuto a precisare. Quanto ai “referenti” culturali Veneziani pur elogiando Chateaubriand – e piazzando un’azzeccata citazione dell’anglo-irlandese Edmund Burke il settecentesco primo critico organico della Rivoluzione in Francia e del pericolo totalizzante del giacobinismo – ha rivendicato con passione e citato gli eminenti pensatori del Novecento che hanno per uno o per molti versi avuto una sensibilità, o hanno espresso tendenze riconducibli “a Destra”. Veneziani appare un onnivoro citazionista quando affastella frasi e spazia da Martin Heidegger a Simone Weil, da Carl Schmitt a Moeller van den Bruck, da Goethe a Ezra Pound a Gentile, ad Augusto Del Noce, a Michele Federico Sciacca, a Elemire Zolla. Per lui tradizione è progresso; termini correlati e giustificati da un processo naturale e non (come pretende la sinistyra) un’ideologia che giustifica, nel nome del determinismo, un indefinito “progresso” per cui il domani sarà sempre e comunque meglio dell’oggi. Certo poi la polemica si è stemperata (al tavolo dei relatori non fra il pubblico) e lo stesso Veneziani ha detto di non provar alcun imbarazzo a trovarsi in forte contrasto dialettico con i suoi contraddittori, ci si è lanciati in digressioni – su sollecitazione della platea -  sulla riforma della scuola, sulla “Destra” politica che “adorerebbe il mercato” ma  è rimasta la sensazione che  in realtà il volume sia risultato “solo” un artificio per uno scintillante scontro dialettico fra visioni del mondo (weltanschauung nel tedesco che piace sia al “rivoluzionario conservatore” Veneziani che al post-marxista Piperno…) inconciliabili o quasi.

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria Pagina 47  “Cultura & Spettacoli”
Anno 8 n°33
Domenica 3 febbraio 2002 con lo stesso titolo