La polemica vista da Destra

Scuola di Stato e libertà

Siamo in pieno fariseismo (o forse sadduceismo) con questo stracciarsi le vesti dei gran sacerdoti laici-progressisti-democratici-antifascisti, intellettuali e politici, che urlano - e senza sprezzo del ridicolo - al ritorno del Fascismo, anzi peggio, ai roghi nazisti dei libri che precedono quelli delle persone (non esagero, è su la Repubblica di sabato 11) solo perchè alcuni - malaccorti certo - esponenti regionali di CentroDestra hanno approvato documenti che chiedono Commissioni di esperti per la revisione dei testi zeppi di stereotipi marxistici e radical-chic stile anni 1970. Gli ingenui polisti non si sono resi conto di offrire a coloro che detengono tuttora l'egemonia di gramsciana memoria, nei centri di potere culturale - stampa, case editrici, burocrazia ministeriale, università, sindacati della scuola -, un'arma perfetta per ribaltare contro il CentroDestra appunto, le documentate accuse di censura, livore, faziosità, disinformazione, sciatteria e scarsa scientificità, apologia dei massacri, che caratterizzano le pubblicazioni maggiormente diffuse nelle scuole: scritte, stampate, consigliate ed adottate da autori, agenti editoriali, burocrati ministeriali e docenti di tendenza "progressista". Anche personalità istituzionali hanno gridato al pericolo della "verità di Stato" del "libro unico", della censura su idee e libertà di espressione. Ma mi chiedo: non sono demosinistri e cattodemocratici, vetero-azionisti e neogiacobini, con corredo di residui "sessantottini", i difensori della scuola statale? Non parlano e scrivono di necessità che l'istruzione sia statale perché così sarebbe "di tutti", "neutra", non "di parte" e, pure ugualitaria, identica per "ricchi e poveri"? Confondendo servizio pubblico con statalismo e ignorando (o fingendo di ignorare) che "i ricchi" studiano all'estero se necessario. Allora, non si tratta di Fascismo e Salò (nessun storico "di Destra" li esalta) perché è in gioco tutta l'interpretazione storica a partire dal Medioevo - notoriamente buio, superstizioso e dominato da quei criminali dei papi -, passando per Rinascimento, assolutismo, Rivoluzione Francese, Risorgimento, 1¬ globalizzazione (imperialismo e colonialismo di fine 1800), Rivoluzione bolscevica eccetera. E non solo, perché - e qui viene in aiuto la preziosa esperienza del sodalizio Gymnasium (Livorno 0586 / 211143, p.mainardi@flashnet.it) e dell'Osservatorio per la qualità dei testi (osservatorio@onelist.com) che da quasi 4 anni collegano docenti, genitori, studenti, giornalisti, saggisti, editori, affinchè raccolgano ed elaborino proposte sulla riforma di scuola e università e dunque anche dei libri, sviluppando analisi non ideologiche ma sul piano del metodo e dell'efficacia pedagogica -, i volumi di scienze, letteratura, pedagogia, persino lingue e geografia, sono altrettanto carichi di distorsioni e cancellazioni della realtà dei fatti. Ma se si vuol mantenere la scuola "di Stato" e si è contro la possibilità di scelta, dei genitori innanzitutto, che non debbono osar chiedere cosa, come e per quale fine, apprendono i loro figli, perché ora si strepita per la "libertà" minacciata? Perchè - come i gran maestri... detentori del pensiero politicamente corretto hanno scritto -, il "revisionismo" è colpa grave (Furet, De Felice, Del Noce erano notoriamente ex-nazisti...) e si vogliono rimettere in discussione le conquiste di Modernità e Rivoluzione francese, "libertà, uguaglianza e fraternità"; quindi nessuno (tanto meno i "nemici della Libertà" che il buon Robespierre, lui sì, sapeva come trattare) deve discutere quel che "lor signori" hanno stabilito. Come diceva negli anni 1970-'80 il dissidente antisovietico Vaclav Belohradskij "è vietato fare domande". E... mi raccomando tanto la Libertà.

 

Articolo uscito su IL QUOTIDIANO della Calabria pagina 35 "Cultura & Società"
Mercoledì 15 novembre 2000 con lo stesso titolo