"Padre Werenfried. Un gigante della carità"
Jean Bourdarias
Trad. di Andrea Morigi
Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1997, pag. 187, L. 28.000

Un lunghissimo itinerario di umiltà, vissuta instancabilmente con i più poveri del mondo, è il tema del libro Padre Werenfried. Un gigante della carità di Jean Bourdarias.

Esistono tante immagini per descrivere padre Werenfried van Straaten, il religioso premostratense fondatore, nel 1947, dell’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (A.C.S.), ma "la più popolare" è sicuramente quella di Padrelardo, in ricordo delle tonnellate di lardo raccolte personalmente, negli anni dell’ultimo dopoguerra, per sfamare in Germania Ovest i milioni di profughi tedeschi espulsi dalle loro patrie dell’Est europeo, consegnate a Stalin dagli accordi di Yalta.

La trasformazione di vecchi autobus in cappelle volanti da utilizzare per una pastorale itinerante degli esuli, l’acquisto di centoventi Volksvagen ("un’automobile per Dio") per motorizzare i "preti con lo zaino in spalla", la creazione dalla Compagnia dei Muratori e la costruzione di conventi ("le fortezze di Dio") nei centri di maggiore gravità spirituale, furono i primi risultati di una intensa opera di apostolato che, nelle intenzioni di padre Werenfried, non avrebbe dovuto limitarsi soltanto all’assistenza e alla formazione spirituale degli esuli. Infatti, dopo l’incontro con Pio XII, avvenuto a Roma nel 1953, il fondatore dell’A.C.S. si convinse della necessità di prepararsi ad affrontare l’inevitabile crollo del Comunismo, "quello che chiamava il giorno delle porte aperte, cioè il giorno in cui il crollo della cortina di ferro avrebbe consentito di andare in soccorso delle Chiese prigioniere", predisponendo delle basi dalle quali potessero partire cappelle volanti e missionari.

Tra il 1959 e il 1989, anche grazie al prezioso aiuto informativo del Bollettino, "l’arma assoluta di padre Werenfried", che già nel 1959 veniva pubblicato in sei lingue, l’A.C.S. ha superato i confini d’Europa.

A partire dagli anni sessanta il mondo intero diventa missione per padre Werenfried; lo vediamo prima a Calcutta, dove incontra Madre Teresa, e in Jugoslavia (1960), poi in America Latina (1962), poi ancora in Congo (1965), in Cecoslovacchia, durante la Primavera di Praga (1968), nelle Filippine (1969), in Burundi (1972), in Amazzonia (1974): "Davanti alla miseria materiale e morale nella quale popoli interi sono immersi, gli risulta difficile contenersi", commenta Bourdarias, ricordando anche come la voce di padre Werenfried si alzi spesso contro quei cristiani che cercano ciò che la Chiesa si attende da loro nella sociologia e nel dialogo con gli atei.

Oggi, dopo il crollo dell’Impero Sovietico, l’A.C.S. si impegna nell’immensa opera di rievangelizzazione dei Paesi dell’Est, diffondendo bibbie, catechismi, libri, realizzando trasmissioni radiofoniche come Blagovest ("la Buona Novella") radiodiffusa attualmente da Minsk a Vladivostok, su tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica, e attrezzando nuove cappelle volanti. In questo contesto si situano anche gli sforzi per la riconciliazione delle Chiese cattolica e ortodossa, in sintonia con quanto espressamente detto dal Papa: è la "nuova dimensione" dell’A.C.S.

"Così, l’Opera, nata da un atto di carità suscitato dal passo personale compiuto da un religioso, si è trasformata nel corso degli anni in una iniziativa mondiale di carità", osserva l’autore nel capitolo conclusivo del libro.

La ricchezza delle informazioni raccolte (corredate da alcune fotografie sui momenti più significativi della vita di padre Werenfried e da una appendice che riporta le principali battaglie dell’A.C.S), unita allo stile facile del giornalista, illumina, rendendogli il dovuto omaggio, un gigante della Chiesa cattolica che, sposando la povertà, è diventato il padrino dei poveri del nostro secolo.

Giuseppe Bonvegna

Recensione apparsa sul n. 3 di Percorsi del febbraio 1998