FANNY RANKIN:
STORIA DI UNA CONVERSIONE E DI UN ESILIO

"Sempre sono stata alla ricerca della verità. Sono stata comunista sinceramente. Pensavo che il marxismo-leninismo fosse la verità. Solo che in me c’era un vuoto esistenziale. Questo vuoto esistenziale mi faceva cercare quello che mi mancava. Alle domande sulla morte e sul senso della vita il marxismo non dava risposte". Sembra davvero che non si possa aggiungere altro a queste poche parole pronunciate da una ex militante del Partito Comunista cubano, Fanny Rankin, durante l’incontro, svoltosi lunedì 30 marzo a Milano nel salone della Parrocchia San Pio X, grazie all’interessamento dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre in collaborazione con Alleanza Cattolica, il Centro cattolico il Timone e la parrocchia San Pio X.

La storia di Fanny è una testimonianza di libertà da uno degli ultimi Paesi del mondo ancora sotto la dittatura del Comunismo reale, dove la libertà è stata negata; dove, nelle scuole, i maestri insegnano ai bambini che Dio non esiste e che la Rivoluzione è Dio; dove, negando ai cattolici la possibilità di accedere alle più importanti Facoltà universitarie e a certi tipi di lavori, si dissuade la gente dal mettere piede in Chiesa; dove centinaia di migliaia di uomini e donne hanno conosciuto la prigione solo perchè non professavano le idee della Rivoluzione castrista; dove due milioni di "persone non gradite" sono state costrette all’esilio senza permesso di ritorno. Tra queste "persone non gradite" c’è anche Fanny. Dieci anni fa, infatti, quando, poco più che ventenne, militava entusiasta nella gioventù comunista cubana e, nonostante la giovanissima età, veniva ammessa nelle file del Partito Comunista cubano, col compito di combattere ideologicamente la religione, non si sarebbe certo aspettata che il suo ateismo teorico e pratico, imparato nelle scuole di partito e di cui andava fiera, sarebbe finito nel giro di pochi anni, lasciando il posto ad un itinerario di formazione spirituale cristiana che le avrebbe impedito per sempre di poter vivere nel suo Paese. E invece le cose andarono proprio così. Laureatasi in Medicina, viene mandata dal partito in Guinea Bissau, dove incontra e fa amicizia con un gruppo di suore. "Mi hanno accettata con amore: è questo che mi ha fatto avvicinare a loro". L’imprevista e improvvisa guarigione dalla malattia agli occhi, che aveva contratto appena arrivata in Africa, e l’incontro con un prete di Comunione e Liberazione, la convincono ad intraprendere un cammino di fede e, nel 1990, a ricevere i Sacramenti. E’ un cambiamento radicale che apre a Fanny un mondo di libertà prima sconosciuto e completamente negato - "ho avuto un fidanzato che mi spiava perchè gli era stato ordinato dal Partito", dice, tra l’incredulità delle oltre cinquecento persone presenti in sala -. Poi la scelta di tornare a Cuba - "pensavo che, se fossi stata capace di tornare a Cuba e testimoniare, la mia conversione era vera" - e la rinuncia definitiva alla militanza nella gioventù comunista e nel Partito: "voglio essere coerente", rispose ai quadri del Partito che le proponevano una militanza da cattolica e quindi un contraddittorio connubio tra cattolicesimo e comunismo. Nel 1994 è costretta a lasciare Cuba e si stabilisce in Messico; poi in Italia, a Roma, dove tuttora studia Scienze Religiose, grazie a una borsa di studio dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre: "quando ho iniziato a studiare teologia e filosofia in Italia, sono caduti tutti i miei schemi". L’ideologia ha lasciato il posto alla ricerca sincera della verità. Anche nel popolo cubano, dice entusiasta Fanny: la visita del Papa a Cuba "ha fatto rinascere nei cuori dei cubani la ricerca della verità perchè, per la prima volta dopo quarant’anni, sono state dette parole di verità". Ci voleva il Papa. E c’è un po' di amarezza nelle parole di Fanny per non poter essere là con la sua gente.

Undici anni fa, l’8 maggio 1987, nella sala del Centro Missionario Pime a Milano, il poeta esule cubano Armando Valladares, autore del libro Contro ogni speranza, edito da Sugarco editore di Milano nel 1985, raccontava, in un incontro organizzato da Alleanza Cattolica, la vita terribile dei prigionieri politici nelle carceri di Castro e rompeva il muro di silenzio e di menzogna che, difeso dalla cultura ufficiale, circondava la verità del regime castrista a Cuba. Oggi, dopo la visita del Papa a Cuba e le testimonianze di Fanny, quel muro è caduto rovinosamente e, con esso il mito di un regime castrista campione di libertà e di progresso civile ed economico.

"In Italia molti giovani girano ancora con la maglietta del Che. Cosa ne pensi?", chiede Giampaolo Barra del Centro cattolico il Timone. "Ignoranza", risponde Fanny.

E ancora: "Viviamo in un Paese di alleanza politica cattocomunista. Credi siano compatibili comunismo e cristianesimo?". "Per quello che ho potuto constatare io, non sono compatibili comunismo e cristianesimo", risponde Fanny.

 

Giuseppe Bonvegna

Articolo uscito il 12\5\98 sul quotidiano Secolo d’Italia col titolo "Dall’inferno alla fede: un viaggio da Cuba a Cristo"